24 Aprile, 2026
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Radio Out Cb, la radio dei ragazzi dell'Istituto Complensivo Chiuduno Bolgare. Benvenuti allo Zibaldone, raccolta settimanale di articoli, rubriche, riflessioni e approfondimenti realizzata da studenti e docenti dell'Istituto Complensivo di Chiuduno. Buongiorno a tutti, oggi sono qui a registrare con la mia classe, la prima A. Io sono la professoressa Simonetta Brevi e speriamo di dilettarvi con la nostra interpretazione dell'Iliade, perché abbiamo deciso di farvi ripassare, perché penso che tanti di voi l'abbiano già studiata, la storia di Omero e dell'Iliade seguiranno anche prossimamente la storia dell'Odissea, nonché naturalmente quella dell'Eneide, però andiamo per gradi. Oggi inizieremo con questi poemi omerici, il primo in assoluto è proprio l'Iliade. Allora chi è che incomincia a voler parlare di questa storia? Il più antichi esempi di poesia epica della cultura occidentale sono l'Iliade e l'Odissea. L'Iliade significa la vicenda di Iliu, il l'altro nome della città di Troio. L'Iliade non racconta per intero la guerra dei greci contro i Troiani per vendicare il rapimento di Elena, ma soltanto 51 giorni dell'ultimo anno. Benissimo! E chi è che vuole aggiungere qualche particolare in cronaca come si dice forse Michela? L'Iliade racconta solo una piccola parte, per la precisione, 51 giorni dell'assedio dei greci sotto il muro di Troio, durato 10 anni. Il figo convittore è l'ira di Achille, il più forte guerriero figlio di un mortale, il re Peleo, e un anifo immortale, Teti. Achille si ridira dalla battaglia dopo essere stato offeso da Gomenone, capo della spedizione greca. Questa scelta determina per gran parte del poema la disfatta dei greci. Anche quando Achille è assente dal campo di battaglia, il protagonista resta sempre lui. Dopo la morte di Patroclo, torna in battaglia per vendicare l'uccisione del compagno e uccide Etore, il principale difensore di Troia. Con la fine di quest'ultimo cade anche la città. La distruzione però non viene descritta nell'Iliade, ma in parte nell'Odissea e più ampiamente nelle medie di Virgilio. L'Iliade invece si chiude con i solenni funerali di Etore. Le cause della guerra di Troia. La causa diretta è il rapimento di Elena da parte di Paride, su cui torneremo più avanti. Prima però bisogna sapere che c'è una causa ancora più lontana, da cui tutta la vicenda discende. Alla festa per le nozze tra la dea Teti, madre di Achille e il mortale Peleo, erano stati inviati tutti gli dei tra Neheris, la dea della Discordia. Per vendicarsi durante il banchetto, Eris aveva lanciato una mela d'oro, su cui era scritto alla più bella. Tra Eris, Athena e Afrodite si era scatenata una lite, perché ciascuna riteneva che la mela spettasse a lei. Così, per risolvere la contesa, era stata indetta una gara di bellezza. Era stato scelto come arbitro Paride, figlio di Primo, re di Troia. Per aggiudicarsi la vittoria, Era aveva promesso al giovane il dominio sull'Asia, Athena la saggietà e la supremazia in tutti i combattimenti. Afrodite, l'amore di Elena, la donna più bella, Paride aveva scelto Afrodite. Ecco perché, quando Paride si era recato a Sparta, Elena, la moglie del re Menelao, per volontaria Afrodite, si era innamorato di lui, sfuggendo a Troia. Menelao, per vendicarsi, aveva organizzato una grande spedizione contro Troia, guidata da suo fratello Agamemnon, re di Micene e Amon. L'esercito greco stringe da sedio Troia, ma la città resiste per ben dieci anni. Nell'ultimo anno di guerra, comincia l'era di Achille, narrata nell'Iliade, mentre, solo in seguito, la città cadrà, grazie a un inganno, il famoso cavallo di legno, ideato da Odysseo, re di Itaca. Siamo nell'ultimo anno della guerra. Il sacerdote di Apollo, Cris, si reca all'accampamento greco per vedere la restituzione della pia Prisaide, divenuta schiava di Agamemnon, ma costruì rifiuta con arroganza e Cris prega Apollo di vendicare l'offesa ricevuta. Allora, il Dio scatena tra i greci una terribile peste che provoca la morte di molti soldati. Viene convocata la Sombra dei Greci. L'indovino calcante spiega l'origine divina dell'epidemia. Per far accessare sarà necessario restituire Crisaele, Agamemnon acconsente, ma pretende il cambio Briseyle, la schiava preferita di Achille. Il predagliere Achille sta per uccidere Agamemnon, ma viene fermato dalla Deatena. Decide allora di ritirarsi dalla guerra insieme ai suoi soldati. I Mermidoni, mentre la Deateti, madre dell'eroe per vendicare l'offesa al figlio, chiede a Zeus di procurar sconfitte all'esercito vero. Benissimo! Allora, adesso vi dedichiamo un pezzo di musica che, penso, vi piacerà e vi agliterà. Ascoltatela con attenzione e noi ritorniamo subito dopo. Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org Ho fatto un sogno lungo la mia strada, una lacrima non mi diseterà, ma almeno i sogni vada come vada, non si piegano a nessuna volontà. Ho sognato che la cosa più importante non è chi sei ma quel che vuoi, e la luna sembrava un diamante, tu dentro un mondo più libero correvi con noi. Ogni cuore battevare l'anima al canto, e le voci formavano un coro soltanto, nell'aria, nell'aria gridava, noi siamo di noi, noi siamo di noi, noi siamo di noi. Ogni cuore batteva con noi, e le voci cantavano un coro, noi siamo di noi. Ma un cavallo di legno sta viaggiando, presto arriverà dentro la città, ci deve essere una breccia, in questo mondo certo ci sarà. Nel ventre della terra ci sarà, nei cessi di stazione o sugli attali, tra i panni a peggie e vicoli quaggiù. Nel tuo cuore di ragazza. Lungo la strada partuta dal vento, qualche notte mi sembra di udire quel canto, nell'aria, nell'aria che grida, noi siamo di noi. Noi siamo di noi, noi siamo di noi. Ogni cuore batteva con noi, e le voci formavano un coro soltanto, Ogni cuore batteva con noi, ogni cuore batteva con noi. Io sono Simonetta Brevi e sono qui con i miei alunni e continuiamo a parlare di Iliade, questo meraviglioso libro scritto da Umero. Allora da questo momento in poi vi narreremo le vicende che interessano i canti che vanno dal terzo fino al ventiquattresimo, perché dobbiamo ricordarci che l'Iliade è stata composta di 24 canti. Benissimo, continuiamo la nostra trasmissione. Scontri fra Greci e Troiani Senza sostegno di Achille e dei suoi mermidoni, i Greci subiscono numerose sconfitte. Per far finire la guerra si decide allora di affitarne le sorti a un duelo tra Menelao che reclama Elena e Paride. Menelao ha la meglio, ma Paride viene salvato dalla Dea Afrodite che lo protegge. Si susseguono diversi scontri in cui si segnala Eloi, Reco, Diomede che riesce a ferire anche Afrodite, il Dio della guerra Ares. Ettore rientra a Troia per incontrare la moglie Andromaca. Andromaca? È un nome un po' difficile, lo so, però va benissimo. E il figlioletto Astianatte, alla preoccupazione della donna, risponde che combatterà fino alla fine, anche se ciò gli costerà la vita e subito dopo torna sul campo di battaglia. Benissimo. Mentre si svolgono numerosi duelli, lo schieramento greco comincia a cedere e Agamennone invia alla tenda di Achille i guerrieri Odisseo, Fenice e Aiace, perché lo convincano a rientrare in battaglia. Ma i doni e i discorsi dei tre non fanno cambiare idea ad Achille. Per incoraggiare i suoi uomini, anche Agamennone scende in battaglia, ma i Troiani riescono ugualmente a prevalere, costringendo i nemici ad arretrare fino al muro che protegge le navi tirate a riva, mentre Ettore riesce quasi a dar fuoco alle imbarcazioni greche. Le gesta gloriosi di Patroclo. Patroclo. Vedendo i greci a un passo dalla sconfitta, Patroclo. Scongiura Achille di lasciargli le sue armi. E vestito come lui, interviene nella battaglia capovolgendo temporaneamente le sorti. L'eroe, tuttavia, si spinge troppo avanti. Ingannato da Apollo viene affrontato da Ettore, che lo uccide e si approppia delle gloriosi armi di Achille. Informato dalla morte di Patroclo, Achille non riesce a darsi pace e decide di tornare a combattere per cercare vendetta indossando le sue nuove armi, preparate dal dio Efesto, tra cui un bellissimo scudo ornato da splendide raffigurazioni. Quando il combattimento sta per riprendere, per volontà della Dea Era, il suo cavallo Xanto inizia a parlare e gli predice la morte imminente. Il duello finale tra Ettore e Achille. Mentre gli dei dell'Olimpo si scontrano, cescono sostenendo il proprio schiarimento sul campo di battaglia, Achille fa un atale strage di troiane da provocare l'ira del dio flume Scamandro, che cerca di travolgerlo e riesce quasi dell'impresa, se non fosse fermato dal fuoco scatenato da Efesto. Intanto, Ettore attende ad avanti in parito l'arrivo di Achille per lo scontro finale. Quando lo vede, però, entra in paura e fuge, compiandolo tre volte il giro delle mure di Troia, ingannato dalla Dea Athena, che assume l'aspetto di suo fratello del fuoco, che accetta la sfida, ma in il sorbite viene uccido da Achille, che animato dal desiderio di vendetta, mi rimettava cadavere al cara trascinando nella polvere senza pietà. I funerali di Ettore! Termato dall'accambamento, i greci celebravano Giotto Fumme in un orio di patro. Un nuovo giornino, con uccisione di Ettore, suo padre Priamo di notte si reca di nascosto nella terra di Achille, scongiurando di restruire il corpo del figlio in cambio dei ricchi doni. Achille accetta, commosso dall'aspetto e dalle parole dell'anziano Renke, che gli ricorda il suo verbo padre. Priamo riporta a Troia il corpo del figlio, che verrà pianto da Androna, Egua e le donne Troiane. In questa scena si chiude le liade. E allora adesso vi lasciamo ad un altro brano musicale. Naturalmente io sono Simonetta Brevi e sono con i miei alunni della classe prima dell'Istituto Comprehensivo di Chiuduto. In questa scena si chiude le liade. In questa scena si chiude le liade. In questa scena si chiude le liade. In questa scena si chiude le liade. Siete ritornati con la prima e con la sua professoressa Simonetta Brevi. In questo momento sono anche in compagnia di un'altra collega, Tonani e Michela, che è qui con il nostro aiutante in campo, Raffi. Ben tornato Raffi! Bene, torniamo a noi e questa volta parleremo dei personaggi principali delle liade. I personaggi principali delle liade. Una società in guerra. Allora, dobbiamo ricordarci che Omero descrive una società aristocratica costituita soprattutto da melieri. I valori di queste persone sono principalmente l'onore, il valore, il coraggio e la forza fisica. E tutti i personaggi, appunto, delle liade sembrano avere queste caratteristiche. Sono per la maggior parte maschili e combattono per ottenere non la vittoria ma la gloria. Allora questi eroi si distinguono dal resto dell'esercito perché si scontrano tra loro in furiosi duelli in cui spesso uno dei due purtroppo muore. Naturalmente cosa succede? Chi vince sottrai al nemico appena ucciso tutte le armi perché secondo questa tradizione antica le armi di un combattente portavano dentro di sé tutte le caratteristiche del proprietario. E quindi impossessarsi delle armi del nemico era come farsi, diciamo, viventare, possedere tutte le caratteristiche di chi era stato appena sconfitto. I nomi dei greci. I greci nell'epico omerico sono definiti in vari modi. Nella noce fatta dei Pasi sono detti a pei perché provenneranno dalla caia. L'importante regione della Grecia. Spesso anche al Giudito il nome delle principali città greghe. Argo talvolta anche in Unarja. In quanto il cemento di Cilventi e di Nero. Eroi sovrani di Argo. Ecco, tu Cami, anza, dici chi sono adesso quelli che i tuoi compagni racconteranno. I greci. Benissimo. Incominciamo con il mitico Achille. Ciao a tutti, sono Achille. Sono figlio di Peleo e della nympha Teti. E sono considerato il più forte eroe greco. Mia madre, appena nato, mi immersa nel fiume Stige, tenendomi per il tallone e rendendomi così invulnerabile in tutto il corpo. Tranne appunto che nell'unica parte, cioè il tallone. Poiché sono destinato a morire giovane, mia madre Teti cercò di non farmi partecipare alla guerra di Troia. Ma non ci riuscì. Durante l'assedia a Troia, mi ritirai dal combattimento dopo il violento scontro con Agamennone. E tornai in battaglia solo dopo la morte del mio amico Patroclo. Muovo prima della cattura della città, colpito al tallone da una freccia del mio nemico Paride. Ho un figlio chiamato Neotolemo, o Pirro, che perseparte alla guerra di Troia. Adesso chi è che è Agamennone dei miei annoni? Io sono Agamennone, re di Mincene, comandante supremo dell'esercito greco. Ho partecipato alla guerra di Troia su richiesta di mio fratello Menelao. Dopo la fuga di Elena con Paride, io autoritario e superbo mi scontro con Achille. E adesso c'è Elena. Ciao a tutti, io sono Elena, figlia di Zeus e Leda. Sono la cugina di Penelope e la sposa di Menelao, anche se sono scappata con Paride a Troia provocando appunto la guerra. Oh, e infine vengo considerata la donna più bella del mondo. Menelao. Io sono Menelao, fratello di Agamennone e marito di Elena. Sono re di Sparta e ho promosso l'aspirizione contro Troia per punire Paride, che ha violato la mia ospitalità fuggendo con mia moglie Elena. Io sono Aiace, re di Salamina, ho una strada gigantesca e sono il più forte dei giovani e dei greci dopo il combatto con un grande e pesante scudo. Io sono Calcante, l'indovino che spiega ai greci le cause divine della peste che provoca morte nel campo che uno. Io sono Vile, sono il figlio di Tideo e uno degli eroi greci che spiccono maggiormente, che per forza e valore. Sono uno spesso in coppia con Lodi Seon e l'impresa più audace. Io sono il forte di Seo, ma mi può chiamare Ulysses. Io sono figlio di Aete e Veneloque. Sono re di Itaca e mi distingue per la mia straordinaria stuzzia ma alla fine della guerra, prima di tornare in patria, affronto il lungo e tormentoso viaggio che viene raccontato nell'Odi Seo. I Troiani. Io sono Briseide, principessa troiana. Vengo catturata dai greci e, diventata bottino di guerra, sono assegnata come schiava ad Achille, che mi ama ed è corrisposto. Costretto a cedermi ad Acamennone per l'offesa ricevuta, Achille si tira dalla guerra. Io sono Crise, il sacerdote di Apollo. Mia figlia Criseide è stata fatta prigioniera dai greci ed è rivenuta schiava di Agamennone. Mi recai nel campo greco per chiedere la restituzione di mia figlia ma viene cacciata in malo modo da Agamennone. La sua offesa venne vendicata dal dio Apollo che invia una terribile epidemia tra i greci. Io sono Briseide, la figlia del sacerdote Crise, divenuta schiava di Agamennone. Io sono Lino, figlio di Anchise e Afrodite. Sono un guerriere nobile e valoroso. Nella notte di Troia, dalla distruzione di Troia, vengo svegliato dal fantasma di Ettore, che mi incita a fuggire per fondare una nuova patria. Scappo dalla città in fiamme con mio padre sulle spalle e mio figlio Scanius per mano. Il racconto dell'ultima notte e delle sue vicende successive viene narrato da Vergilio Delle Naite. Ettore, sono figlio di Priamo e di Ecuba e sono sposato con Andromaca. Ho un figlio di Nono Estianate che dopo la caduta della città verrà gettato giù dalle mura. Durante la guerra sono il principale difensore di Troia. Sono amato e umurrato dal mio popolo e dai miei guerrieri. Ho ucciso Patroclo scattenando la vendetta di Achille, che mi traffigge in un duello e poi strazza il mio corpo legando la sua carro e facendo più volte il giro delle mura di Troia. Io sono Pari, il figlio di Priamo ed Ecuba. Sono irresponsabile della guerra di Troia perché avendo offerto ad Afrodita Meladoro, destinata alla Dea più bella, ricevo in cambio l'amore di Elena, moglie di Menelao, che per questo motivo organizza una spedizione militare contro i Troiani. Poco prima della caduta della città colpisco mortalmente Achille, ma venne ucciso a mia volta dal greco Filottete. Io sono Priamo, sono il figlio di Laomedonte, marito di Ecuba, il re di Troia al tempo della spedizione greca e ho cinquanta figli. Prendo le decisioni più importanti, ma a causa della vecchiaia non combatto. Quando Ettore venne ucciso da Achille, mi sono recato dal nemico a chiedere la restituzione del cadavere di mio figlio per tributare gli lavuti onori funebri. Benissimo! E adesso un altro brano musicale per allietare il vostro ascolto. Allora, bentornati innanzitutto. Sapete che come molti popoli antichi, anche i greci credevano in vari dei, erano cioè politesti, però le loro diminuità avevano delle caratteristiche antropomorfe, cioè erano molto simili agli esseri umani. Assomigliavano infatti agli uomini sia nell'aspetto, sia anche per i concorri fetti e anche nell'arrabbire. Allora, queste caratteristiche rendevano queste divinità molto simili agli uomini, ma si distinguevano dall'umanità perché gli dei erano immortali. E nel miliarde questi dei spesso intervenivano con grande passione nel concreto e si schierarono o con i greci oppure con i truiani. E adesso vi diremo quali sono gli dei e con chi si schierarono. Buon ascolto! Gli dei a favore dei greci. Io sono Tia, chiamata anche Milena Eva. Sono nata in un modo particolare, perché sono uscita dalla festa di Moselle. Ah, non vi ho ancora detto che sono chiamata anche Pallidae e Pidettae. Di qui nessuno sa il significato. Sono nemica dei truiani a causa della decisione di Pallidae di attribuire la mia ladora ad Afrodite. Lo proteggo in modo particolare, o di sé la sua famiglia. Io sono Fulcano Perilomani. Sono figlio di Zeo Sediera. Alla nascita sono venuto scaraventato via dall'Olimpo da mio padre e da mia madre a seconda delle versioni di Anito. A causa della mia bruttezza sono signore del fuoco e dei lavori. Abito all'interno del vulcano Etna e sono un marito della Afrodite. Preparo le nuove armi per Achille, dopo che alla morte di Patroclo vengono sottratte dai truiani. Io sono Era, oppure in tutti i casi chiamare Giumone. Sono figlia di Crono e Rea e sorella e moglie di Zeus. Di cui sono gelosissima a causa dei continui tradimenti. Proteggo le città di Argo, Micenea e Sparta. E sono ostile ai truiani per lo stesso motivo di Athena. Il mio odio per i truiani fino anche dopo la caduta della città. Perseguito lungamente Enea durante il suo viaggio verso Nuovo Etese, come racconta Virgilio nell'Eneide. Io sono il grande dio Poseidone, ma per il romano sono Ereia, sorenche fratello di Zeus era Erave. Vivo nelle acque del mare di cui sono il dio. Io ho di Trojan perché Zeus sperco unirmi e Apollo della nostra ribellione per un anno di scienzii schiavi del re di Trojan, la Omidonte, che prima potrebbe uscire a noi le mura della città e dopo si è rifinato di pagarsi. Sono Teti, una niffa del mare, figlia del dio Nereo, chiamato anche Nereile. Sono la madre di Achille, che ho avuto con il mortale Peleon. Sono immortale ma considerato una diminuta amore, ma nell'Eneide ho un ruolo importante perché aiuto Achille, lo consolo e gli proporo le nuove armi. Gli dei a favore dei Trojani. Io sono Prodites, venere dei Romani. Sono adelle della bellezza e dell'amore, nata dalle onde del mare, espogna di Festro ma sono innamorata del dio Ares. Sono stata amata anche di uomini, come Lentizie, il padre del mio. Io sono Ares, il figlio di Zeus e di Hera. Sono il dio della guerra. La mia principale caratteristica è la forza fisica. Talvolta mi mancano lucidità e intelligenza, motivo per cui non sempre esco vincitore dagli scontri. Aiuti i Trojani in quanto rivale di Ateneo. Io sono Apollo, sono figlio di Zeus e Latona e sono fratello gemello di Artemide. Sono nato a Velo, l'isola che mi è consacrata. E cello nell'uso della lira e dell'acqua. E sono il dio del canto, della medicina e delle profezie. Sono chiamato anche Femur, cioè luminoso o splendente, perché sono anche il dio del sole. Buongiorno, mi chiamo Artemide, per i Romani Diana. Sono la figlia di Zeus e Latona. Sono la sorella gemella di Apollo. Inoltre sono la dea della caccia e come mio fratello sono bravissima nell'uso dell'alco. Io sono Zeus, chiamato anche Giove per i Romani. Sono figlio di Crono e Rea, sovrano degli dei e signore del funio. Sono riuscito a salvarmi da mio padre e dei fratelli appena nati. Sono stato allevato in asco da mio padre e ho liberato i miei fratelli, dividendo con loro il regno. A Poseidone va al dominio del mare, ad Adae l'oltretomba, mentre per me riservo il cielo e la terra. Sono detto anche Cronide, cioè figlio di Crono. Sono sposato con Hera ma ho moltissimi amanti. Nella guerra di Troia mantengo una posizione di neutralità e mi rimetto alle decisioni del fato. Io sono Plutone, figlio di Crono e Rea. Sono il dio dell'oltretomba, una delle divinità più temute. Sono Hermes, dei Romani chiamati Mercurio. Sono figlio di Zeus e della Lifa maio. Sono messaggero degli dei ma anche il dio del commercio e dei nadi. E secondo la tradizione accompagno le anime dei morti dell'ale. Indosso un grande copicapo e dai calzari con delle piccole ali e tengo in mano un bastone, il caduccio. Io sono Fatto, veri Romani di Spirits, veri greci sulla divinità più potente alla quale alcune idee sono sottomessime. E infatti determino le vicende dei comiti e delle idee misteriari. Grazie per avermi fatto vedere quanto magari avevate studiato poco tempo fa o tanto tempo fa. Inoltre io sono Simonetta Brevi, sono qui con la mia classe che vi saluta tutta. Grazie a tutti! E noi vi do appuntamento ancora qui per la prossima puntata dedicata all'Odissea, proprio su Radio Auto e Cb, la radio dei ragazzi dell'Istituto Comprensivo di Chiuduno Boire. Grazie per essere stati con noi e a prestissimo! Forse è vero, sono pazzo, ho capito proprio adesso che non riesco a ricordare neanche un gesto di dolcezza dalle mani dell'acente, dalle mani dell'acente. Per un poco, quello che mi è qui negli occhi, quello che mi brucia dentro, solo allora potrei dire sono finalmente pronto. Strani giochi di colori mi hanno dato da pensare, mi hanno fatto ricordare quello che c'è stato ieri, quello che non tornerà, quello che non tornerà. Non c'è nessun altro, non c'è nessun altro, non c'è nessun altro. Non c'è nessun altro, non c'è nessun altro, non c'è nessun altro. Non c'è nessun altro, non c'è nessun altro, non c'è nessun altro. Non c'è nessun altro, non c'è nessun altro, non c'è nessun altro. Non c'è nessun altro, non c'è nessun altro, non c'è nessun altro. Non c'è nessun altro, non c'è nessun altro, non c'è nessun altro. Non c'è nessun altro, non c'è nessun altro, non c'è nessun altro. Non c'è nessun altro, non c'è nessun altro, non c'è nessun altro. Non c'è nessun altro, non c'è nessun altro, non c'è nessun altro. Un saluto a tutti i radioascoltatori, siete su Radio Out CB, la radio dell'Istituto Incompensivo di Chiuduro, che vi parla il prof Cattameo e oggi vi parleremo della festa che ci stiamo avvicinando, Vero la Pasqua. Con la classe seconda B abbiamo voluto approfondire alcuni aspetti, le origini, il significato, alcuni simboli che ci aiutano a comprendere meglio il senso di questo giorno che stiamo per andare a vivere. Lascio la parola direttamente ai ragazzi che venuteranno vi accompagneranno nella scoperta di questa festa. Buongiorno a tutti i radioascoltatori, io sono Lara e oggi vi parlo delle origini del nome della Pasqua. Da dove deriva il nome Pasqua? La parola Pasqua deriva dall'ebraico Pesach che significa passaggio. L'origine del nome deriva dal latino Paschalis, o essa si riferisce alla Pasqua, la celebrazione della risurrezione di Cristo. Perché si chiama Pasqua? Etimologia, passare oltre. Indica metaforicamente un passaggio dalla schiavitù alla libertà e dal peccato alla salvezza. Quale è il significato della Pasqua? Si definisce una festa immobile perché la sua orata cambia ogni anno. La vita di Gesù. Buongiorno a tutti i radioascoltatori, sono Raffaela Giorgia e oggi scopriremo la vita di Gesù e come è arrivato in croce. Buon percorso. Dove è nato Gesù? Gesù nasce a Bethembe in Giudea da Maria e Giuseppe in una grotta. Dove vive Gesù? Gesù è nato in Giudea, ma è cresciuto e vissuto nella maggior parte della sua vita privata e premisereale a Nazareth in Galilea. Durante la sua vita pubblica ha viaggiato e insegnato in diverse regioni della palestria, tra cui la Galilea, la Giudea, la San Maria, la Perea e la Finis. Cosa ha fatto? Guadisce i marati. Gesù guarisce molte persone, i ciechi, i pareri, i labbrerosi e altri marati. Questo gesto muoca con passione e potere di guardione. Perdona i peccati. Gesù non solo guarisce il corpo, ma perdona anche i peccati, cosa molto forte nella tradizione religiosa dell'epoca. Multiplica il pane e i pesci, uno dei miracoli più famosi. Spava migliaia di persone con pochi pane e pesci. Cammina sulle acque. Morsa sui poteri sulla natura camminando sul mare. La rivela di Gesù in città. Perché Gesù è andato in croce? Gesù viene in crocefisso perché aveva dichiarato che era figlia di Dio. Gesù Cristo fu condannato e crocefisso durante il governo romano in Giudea. La contanda fu ordinata dal governatore romano, Ponzi Pilato. La crocefizione era una punizione usata dai romani per i crimini e per chi poteva creare disordini. Alcuni capi religiose e politici dell'epoca teniva che l'inserimento di Gesù potesse causare problemi o rivolte perché criticava alcune pratiche religiose dell'epoca, aveva molti seguaci e alcuni lo chiamavano re o messia. Cosa succede dopo la morte di Gesù? Dopo la morte di Gesù Cristo il suo corpo fu messo in un secolto, scavato sulla roccia vicina a Gelozaremmé. La mattina presto, dopo tre giorni, alcune donne andarono al secolto per provare profumi al corpo di Gesù. Neva angeli vengono citate Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo, Salone. Quando arrivavano trovavano la pietra del secolto spostata e il secolto voto. L'apparizione di Gesù Cristo agli apostoli. Mentre erano ria li provise Gesù a pari in mezzo a loro, anche se le loro porte erano chiusi. Lui li salutò dicendo, «Pace a voi». Gli apostoli però si spaventarono molto perché pensarono di vedere un fantasma. Allora Gesù cercò di rassicurarli, mostrò le loro mani e il fianco dove c'erano alcuni segni delle ferite della croce. Parlò col loro e si lasciò vedere da vicino, così capirono che era davvero lui, vivo. In alcuni racconti del Vangelo Gesù mangia anche del pepe sci, con loro, per dimostrare che non era un fantasma, ma era veramente solo. Quando gli apostoli capirono che Gesù era vivo, la loro paura si trasformò in gioia. Prima di lasciarli Gesù affidara loro una missione molto importante, andare nel mondo e raccontare tutti la buona notizia, cioè che Dio ama gli uomini e che l'amore è più forte della morte. L'arrivo di Gesù in città. Un giorno Gesù arrivò nella città di Gerusalemme, cavalcando un asno. Molti persone avevano sentito parlare di lui e volevano vederlo. Quando lo videro arrivare furono molto felici. La gente stese i martelli sulla stada e agitando i dami di Palma e di Livo per accogliere Gozoglio. Gridavano Osanna, che significa dodare e ringraziare Dio. Gesù entrò in città in modo semplice cavalcando un asno, per mostrarle che era un Lè di pace e non un verco dente come quelli dei parazzi. Questo visore è raccontato ancora oggi, la Domenica delle Parle, quando i cristiani portano in chiesa a Ravigilivo per ricordarla all'arrivo di Gesù a Gesusalemme. Cosa succede dopo la morte di Gesù? Dopo la morte di Gesù, il suo corpo fumesse in un secolpo, scavato nella roccia vicina di Lusaremmé. La mattina blessa alcune donne andarono al secolto per portare profumi al corte di Gesù. Le evangeli vengono citate Maria Mandalena, Maria Marie Giacomo, Salon. Quando arrivavano trovavano la pietra e il secolco spostata e il secolco vuoto. L'apparezzino dei apostoli. Mentre erano lì, agli provviso Gesù a fare mezzo a loro, anche se le porti erano chiusi. Gli salutò, dicendo, pace a voi. Le apostoli però si spaventarono molto, perché pensavano di dirgli un fantasma. Allora Gesù cercò di rassicurarli, mostrare le loro mani e il fianco dove c'erano ancora i sediti e le ferite della cruce. Parlò con loro e si lasciò vedere da vicino, così capirono che era davvero lui vivo. Chi ne ha alcuni racconti del Vangelo mangia anche del pesce con loro, per dimostrare che non era un fantasma, ma era veramente risorto. Quando i apostoli capirono che Gesù era vivo, la loro paura si trasformò in gioia. Prima di lasciarli, Gesù affidava loro una missione molto importante. Andando nel mondo, gli raccontò a tutti la buona notizia, cioè che Viva ama gli uomini e l'amore è più forte della morte.entiali ritroverei ao dormi regina giorno farà gerusalemme non morirà osana osana osana gerusalemme osana osana osana gerusalemme osana osana osana gerusalemme osana osana osana osana ma e non morirà e non morirà Ciao a tutti gli ascoltatori di AriaCin, noi siamo Michele e Davide. Oggi vi portiamo in un viaggio affascinante nel tempo per rispondere a una domanda che sembra semplice ma non lo è affatto. Quando è nata la Pasqua e soprattutto quali sono gli stati storici che si nascondono dietro questa festa così importante? Se pensiamo alla Pasqua oggi colleghiamo subito alle solte stagioni di Gesù, alle uova al gioccolato, alla colomba e alle riunioni di famiglia. In realtà questa festa è risultato di una lunga sovrapposizione di tradizioni che attraversano migliaia di anni. Partiamo dallo strato più antico. Molto prima del cristalesimo e dell'ebraismo le civiltà antiche celebravano l'arrivo della primavera. L'equinozio primaverile segnava la fine dell'inverno, il ritorno della luce e della fertilità della terra. Dopo mesi di freddo e buio la natura tornò a vivere, per questo si organizzavano riti legati alla rinascita, alla fertilità e alla sperma. In diverse culture europee esistevano feste dedicate alla natura che rinasceva, simboli come l'uovo che rappresenta la vita che nasce o il coniglio simbolo di fertilità, hanno origini molto antiche e precedono il cristalesimo. Questo è il primo strato della nostra storia, la celebrazione della vita che ritorna. Passiamo ora al secolo stato, quello storico e religioso più in diretto, la Pasqua ebraica chiamata Pesacce. Questa festa ricorda la liberazione del popolo ebraico della scavitù in Egitto, guidato da Mosè, come racconto del libro Desodo. Seconda tradizione epiflica, Dio passo oltre le case degli ebrei durante l'ultima pioggia dell'Egitto. Da qui il nome Pesacce, che significa proprio passato. Ancora oggi le famiglie ebree celebrano questa recorrenza con una cena rituale chiamata Sèver, durante la quale si consumano cibi simbolici che raccontano la sofferenza della scavitù e la gioia della liberazione. Questa festa ha oltre 3000 anni di storia ed è fondamentale per comprendere la nascita della Pasqua cristiana. Ed eccoci al terzo strato. Nel primo secolo d.C., durante la celebrazione della Pasqua ebraica, a Jerusalem, avvennero la crocifissione e, secondo la fede cristiana, la risurrezione di Gesù Cristo. I primi cristiani erano ebrei. Inizialmente celebravano la risurrezione nello stesso periodo di Pesacce. Con il passare del tempo, però, il cristianesimo si distacco dall'ebraismo e sentì il bisogno di fissare una data propria, nel 325 d.C. Il concilio di Nile gli dice a Stabilì che la Pasqua cristiana sarebbe stata celebrata la prima domenica, dopo la prima luna, piena successiva dalle cuozio della primavera. Ecco perché la data cambia ogni anno, se non calcolano legato al calentare lunale solare. Qui il significato cambia profondamente. Non è più soltanto la liberazione da luna, schiavitù fisica, ma la vittoria sulla morte e la promessa di vita eterna. La risurrezione diventa il centro della fede cristiana. Infine arriviamo all'ultimo strato, quello delle tradizioni popolari, medievali e moderne. Nei secoli la Pasqua cristiana ha sorbito elementi delle culture locali. Le uova decorate si diffondono in tutta Europa, spesso benedette in chiesa. In Germania nasce la figura del concilio pasquale. In Italia prende forma la tradizione della colomba pasquale. Anche i riti del fuoco e della luce, presenti in molte culture antiche, vengono reinterpretati con simboli della risurrezione. Quindi quando è nata la Pasqua non possiamo indicare una sola data. È una festa che si è costruita nel tempo, come una torta a strati. Prima la salva le azioni pagane della primavera, poi la Pasqua ebraica, quindi la Pasqua cristiana e infine le tradizioni popolari, li conosciamo oggi. È proprio questa stratificazione a rendere la cosiddetta di significati. Di nascita della natura, liberazione, speranza, nuova vita. Davide, è tutto, grazie. Vi passiamo alla prossima tradizione. Buongiorno a tutti i radio ascoltatori, sono Carlotta e oggi parleremo dei simboli della Pasqua. I temi che andiamo ad affrontare sono le uova, l'olivo e la colomba. Le uova, le uova sono uno dei simboli più conosciuti della Pasqua. Significato delle uova, l'uovo rappresenta soprattutto vita nuova, rinascita. La risorruzione di Gesù, Cristo, come dall'uovo nasce una nuova vita, così nella tradizione cristiana. La Pasqua celebra la nuova vita dopo la morte, origine dalla tradizione. Già in tempi antichi l'uovo era il simbolo di fettilità e primavera. Con il cristianesimo questo simbolo è stato collegato alla risorruzione di Dio. L'olivo, il ramo di olivo è uno dei simboli più importanti della Pasqua nella tradizione cristiana, soprattutto in Italia. Significato dall'olivo a Pasqua, il ramo d'olivo rappresenta principalmente pace, riconciliazione con Dio, vita nuova e speranza, collegamento religioso. Nella liturgia cristiana l'olivo è legato alla Domenica delle Palme, la Domenica prima di Pasqua, in quel giorno si ricorda l'ingresso di Gesù Cristo a Gerusalemme, quando la folla lo accolse agitando rami di palma. Colomba. La colomba è un altro simbolo importante della Pasqua. Significato della colomba, la colomba rappresenta soprattutto pace, purezza, speranza, vita nuova. Origine nella Bibbia, il simbolo viene dalla storia di Noè e dalla Bibbia dopo il diluvio universale. Noè mandò una colomba fuori dall'arca. La colomba tornò con un ramuscello di olivo nel becco. Segnò che l'acqua si era ritirata e che la vita sulla terra poteva ricominciare. La colomba è un altro simbolo importante della Pasqua. Significa la colomba di Noè e della Bibbia dopo il diluvio universale. La colomba è un altro simbolo importante della Pasqua. Segnò che l'acqua si era ritirata e che la vita sulla terra poteva ricominciare. Segnò che l'acqua si era ritirata e che la vita sulla terra poteva ricominciare. La colomba è un altro simbolo importante della Pasqua. Segnò che l'acqua si era ritirata e che la vita sulla terra poteva ricominciare. La colomba è un altro simbolo importante della Pasqua. Segnò che l'acqua si era ritirata e che la vita sulla terra poteva ricominciare. La colomba è un altro simbolo importante della Pasqua. Segnò che l'acqua si era ritirata e che la vita sulla terra poteva ricominciare. La colomba è un altro simbolo importante della Pasqua. Segnò che l'acqua si era ritirata e che la vita sulla terra poteva ricominciare. Ciao a tutti, sono Victor e come ci prepariamo in oratorio, la comodità di Chibono si prepara con tanti affluttamenti durante la quaresima, ma in particolare per noi ragazzi c'è un momento, il mercoledì mattina in oratorio. Ci troviamo alle 7 17 del mattino e andiamo al piano di sopra dell'oratorio per fare una preghiera che poi ci viene offerta una colazione e poi si va a scuola. Ma ci sono anche altri appuntamenti, in altri momenti oltre alle preghiere del mattino ci sono le via crucis. La via crucis in latino significa via della croce o via dolorosa, è un esercizio cristiano tipico della quaresima e del venuto di santo che ricorda il cammino doloroso di Gesù, di Cristo verso la crocifissione. Anche nella comunità di Chiodono viviamo il rito della via crucis, il venerdì sera in quaresima negli ultimi anni viene portata la croce per le vie del paese percorrendo ogni volta una zona diversa. E la croce accompagnata da bambini e ragazzi è arrivata ieri al parco di Viarili a ricordare l'inizio nella domenica delle palme della settimana santa, la settimana che viene vissuta come tempo intenso di preparazione alla Pasqua. Sperando di avervi aiutato nella comprensione, nell'ascolto, nell'ingresso in questo grande mistero, in questa grande festa auguriamo a tutti voi di cuore da parte mia, da parte della classe seconda B che ha preparato questo incontro e di tutto all'istituto un grosso augurio di buona Pasqua a tutti voi. Poterti smembrare i tuoi denti e le mani, sapere i tuoi occhi bevuti dai cani, di morire in croce, puoi essere grato a un bravo uomo di nome e pilato. Mem più della morte che oggi ti vuole, tu uccide il veleno di queste parole, le voci dei padri, di quei neonati, dai rode, per te trucidati. Nel luogo bre schermo degli abiti nuovi, misurano a gocce il dolore che provi. Trent'anni hanno atteso col fegato in mano. Si muovono curve, le vedo ventesta, per loro non è un pomeriggio di festa. Si serrano le bestie sugli occhi e sul cuore, ma filtra tra i veli il dolore. Fedevi umiliate da un credo inumano che revolle schiave già prima di Abramo. Con riconoscenza ora soffron la pena di chi perdono a Maddalena, di chi con un gesto soltanto fraterno, una nuova indulgenza insegnò al padre eterno e guardano in alto tra fitti dal sole gli spazi di un redentore. Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org Confusi alla folla ti seguono i muti, scomenti al pensiero che tu li saluti. A redimere il mondo vi serve pensare, il tuo sangue può certo bastare. La segneranno per mare e per terra, tra boschi e città la tua buona novella, ma questo domani con fede migliore stasera è il più forte terrore. Nessuno di loro ti grida madina per essere scoperto cugino di Dio, gli apostoli han chiuso le gole alla voce, fratello che sanguin in croce. A volte ti stesi già inclini al perdono, ormai che han veduto il tuo sangue di uomo, freggiarti le membra di Riva Olivia ola, incapace di nuocere ancora. Il potere vestito di umana sembianza ormai ti considera morto abbastanza, e già volge lo sguardo a spiarle intenzioni degli umili, degli straggioni. Ma gli occhi dei poveri piangono altrove, non sono venuti a esibire un dolore, che alla via della croce, han proibito l'ingresso a chi ti ama come se stesso. Sono pallini al bordo, scavati al torace, non hanno la faccia di chi si compiace, dei gesti che ormai ti propone il dolore, eppure hanno un posto d'onore. Non hanno negli occhi scintille di pena, non sono stupiti a vederti la schiena, piegata dal legno che ha stento tre scinti, eppure ti stanno vicini. Perdonali se non ti lasciano solo, se sanno morir sulla croce anche loro, a piangermi sotto, non anche le madri in fondo. Sono solo due ladri, due ladri, sono solo due ladri. Sono solo due ladri, due ladri, sono solo due ladri. Sono solo due ladri, due ladri, sono solo due ladri. Sono solo due ladri, due ladri, sono solo due ladri. Buongiorno a tutti, siamo qui con la prima C, io sono la professoressa Simonetta Brevi, e oggi da Radio Aud Cibi, la radio dei ragazzi dell'Istituto Compensivo di più di uno volgare, vi parliamo dell'Odissea, questo magnifico libro che è stato scritto, pensate un po', oltre 14 secoli prima della nascita di Cristo, e che parla delle gesta incredibili di un personaggio che si chiama Odisseo, da cui il titolo. Allora questo libro è praticamente diviso in 24 canti, ed è scritto in forma metrica dell'esametro, vale a dire praticamente ci sono versi di 6 sirvi. E soprattutto bisogna ricordarci che l'Odissea è il proseguo del racconto dell'Iliade che è stato fatto pochi a tempo fa da un'altra classe, l'altra mia classe, la prima A, che ha parlato appunto della guerra che si è verificata per dieci anni all'interno della città di Troia. Per quanto riguarda invece l'Odissea è il racconto del ritorno a casa di uno degli eroi di questa guerra di Troia, appunto Odisseo, detto anche Ulisse. Molti antichi pensano che i due libri siano stati scritti dallo stesso autore, però è recente l'interpretazione che ci fa pensare che invece tra l'Iliade il poeta, il padre e l'Odissea intercorrano almeno 4 secoli, per cui l'Odissea è decisamente più giovane dell'Iliade. Allora adesso aspetta ai miei ammini presentarvi l'Odissea. Prego Tommaso. Il poema è costituito da tre grandi nuclei narrativi, la telemachia che racconta le ricerche da parte di Talemaco per avere notizie del padre Odisseo, lontano da Ilthaca ormai da vent'anni. L'arrivo di Odisseo nell'isola dei Feaci è il racconto dei suoi viaggi dopo la partenza da Troia. Il ritorno a Ilthaca è la vendetta contro i Proce, che si sono insediati nella casa di Odisseo e di Peneloque e di Lapidano e suoi beni. Ok, allora adesso iniziamo con il primo nucleo, Ithaca, le prepotenze dei Proce e la partenza di Teremaco. A dieci anni, dalla fine della guerra di Troia e quindi in totale vent'anni dopo la sua partenza, i Dei dell'Olimpo, riuniti in un concilio, decidono che per Odisseo è giunto il momento di ritornare a Ithaca e di lasciare la ninfa Calypso, che lo trattiene nell'isola di Ogigia. Intanto a Ithaca, la moglie Peneloque deve fronteggiare i Proci, uomini arroganti e prepotenti che, convinti che Odisseo sia morto, hanno preso possesso della reggia e pretendono che la regina scelga come marito uno di loro. Per prendere tempo Peneloque afferma che si sposerà solo quando avrà terminato la tela funevere per la Erpe, il vecchio padre di Odisseo, ma inganne i Proci e durante la notte dispa la tela tessuta di giorno. Improvvisamente la Dea Athena, sotto false sembianze, compara a Telemaco, figlio di Odisseo, esortandolo a cercare notizie di suo padre. All'insaputa della madre, il giovane parte prima per Pilo e poi per Sparta, dove rispettivamente Nestore e Menelao lo informano della sorte di alcuni eroi greci, comunicandogli che probabilmente Odisseo è ancora vivo, anche se nessuno sa dove si trovi. Secondo step, Odisseo naufraga sull'isola dei Feaci. Athena ottiene da Zeus la partenza di Odisseo dall'isola di Odidio, viene allora inviato il dio Eranes, Mercurio, a ordinare a Calypso di permettere il ritorno dell'eroe greco, che non ha mai smesso di pensare alla patria e alla famiglia. Dopo aver costruito una zattera di legno, Odisseo lascia Calypso e fa ruta verso l'Oriente, ma il dio Poseidone, adirato con lui perché gli ha cicato il figlio, il ciclope colifeno, discatena contro una terribile tempesta, facendolo naufragarlo sull'isola di Skeria, abitata dai Feaci. Dopo essere naufragato sull'isola, Odisseo incontra Nausica, figlia del re dei Feaci Alcino, che gli suggerisce di presentarsi a corte e suplicare i genitori di Alcino. Con l'alcune di Atena, Odisseo raggiunge il palazzo di Alcino, dove San Sebeneve è raccolto verevolmente per prudenza iniziale e non riperà la sua identità. Terzo step, il racconto del viaggio di Odisseo. In onore dell'ospite, Alcino organizza danze e giochi sportivi e fa allestire un banchetto, durante il quale la Edo de Modoco intona diversi canti, tra cui uno che racconta un'ultima notte della guerra di Troia, ascoltandolo di si ascoppia a piangere e quando i presenti viene chiedono il motivo, egli finalmente rivela il proprio nome e racconta la storia del suo lungo viaggio che ha affrontato alla fine della guerra fino al momento del naufragio. Racconto così le sue più straordinarie avventure, la morte dei suoi uomini uccisi nel nascontro coi cifruni, il pericolo corso nella terra dei botofagi, l'incontro con il malvagio ciclopopo di Feno, l'arrivo nell'isola di Eolo, re dei venti, che gli donano un'otre in cui sono racchiusi tutti i venti, tranne Zefiro, l'unico che può riportare a Itaca o Risseo, ma quando sono in vista della patria, Risseo si addormenta e i suoi compagni aprono l'orte, scatenando la tempesta che li allontana di nuovo dall'isola. Mincantesimo con cui la maga Circe trasforma alcuni compagni maiori, l'incredibile discesa agli inferi per consultare l'indovino Tiresia e conoscere il proprio destino, il modo in cui si è salvato dall'armaniante canto dell'esirene e dalla fuga di Scilla e Cariddi, le funeste conseguenze del sacrileggio compiuto dai suoi uomini che si sono nutriti dalle mandrie del dio sole, il naufragio sull'isola di Ogigia dove l'aninfa Calypso lo ha trattenuto per sette anni e infine il suo prodano alla terra dei Feaci. Benissimo e adesso vi lasciamo con piacere all'ascolto di un brano musicale in me e vi aspettiamo subito dopo continuando il nostro racconto sull'Odissea. Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org Buongiorno alla NID, un'entità inumorata, la grandiusia e la destituzione, in effetti una e tutta, la stessa stessa stessa bentornati ragazzi ed ecco il nostro nuovo pezzo di racconto, il ritorno a Itaca. Dopo aver ascoltato le disabventure di Odisseo, Alcino ordina i suoi uomini più valenti di ricondurla a Itaca, dove essi lo lasciano addurmentato sulla spiaggia. Al suo risveglio l'eroe trova accanto a sé un giovane pastore, in realtà è la Dea Athena, che poi i si rivela, lo rende riconoscibile trasformandolo in un vecchio mendicante e infine gli spiega come comportarsi. Così trasformato, Odisseo si presenta all'azione porcaro Romeo, uno dei pochi uomini rimassimi fedeli, che rinforna su quanto accade la rete. Poco dopo sopraggiunge Teremaco, che tornando da Sparta, è sfuggito a stento a un agguato immortale, preparato dai croci. Inizialmente il giovane non sa ritrovarsi di fronte al padre, ma quando Odisseo gli rivela la sua identità, insieme organizza un impiano per vendicarsi dei croci e riprendere il possesso della reggia. Subito dopo, Odisseo si presenta al palazzo reale, dove nessuno intuisce la sua vera identità, se non il suo vecchissimo cane Argo, che muore subito dopo aver rivisto il pagione. Ed eccoci arrivati all'ultima parte dell'Odissea, la vendetta contro i croci. Nella reggia, Odisseo ha modo di osservare direttamente i soflusi dei croci, che lo considerano umendicante e lo trattano con arroganza. Penelope vede in lui solo uno straniero, e per dovere di ospitalità, ordina alla vecchia serva Euriclea di lavargli i piedi. La donna aveva allevato Odisseo da bambino, e non stenta a riconoscerlo da una cicatrice sul ginocchio. Frontamente l'eroe le ordina di non rivelare la sua identità, per non ostacolare i suoi piani. Intanto i croci hanno scoperto l'inganno della tela, che costringono Penelope a scegliere per marito uno di loro. Su consiglio di Athena, la reggina indice una gara con l'arco, appartenuta a Odisseo. Nessuno dei principi, però, riesce a tendere l'arma, tranne Odisseo, che conosce le caratteristiche del suo arco. Con la prima freccia, l'eroe, che ha ripreso le sue sembianze, centra il bersavio. Con la seconda colpisce a Antinot il più violento dei precedenti. Con l'aiuto di Telemaco, uccide uno dopo l'altro tutti i proci. Terminate la strage e giustiziate anche le anzelle infedeli, si svela Penelope. Ma la donna, pur accettando il vedetto della gara, non è del tutto coindinta, e lo mette alla prova, ordinando che si porti nella sala il suo letto iniziale. Subito dopo, Odisseo replica che ciò è impossibile, perché egli gli ha intagliato il letto direttamente nel tronco di olivo, radicato nel terreno. Il letto quindi non può essere spostato. Poiché è l'unico a conoscere questo particolare Odisseo, Penelope finalmente scioglie ogni resistenza e si getta piangendo tra le braccia del marito. Il vero eroe si reca poi dal vecchio padre, la Erte, e insieme affrontano i parenti dei proci uccisi, che vogliono vendetta. Ma l'intervento della teatena impone la pace ai contendenti. Odisseo torna ad essere l'incontrastatore di Itapa. E così si conclude l'Odissea, ma noi non abbiamo ancora finito qui su Radio Out, la radio dei ragazzi dell'Istituto Comprensivo di Chiuduno Volgheri, perché vogliamo fare una carrellata sui personaggi principali dell'Odissea, nonché sui vari etappe di questo meraviglioso viaggio. Ma prima vi lasciamo alla piacevole, diciamo così, ascolto di un altro brano. Ci sentiamo subito dopo. Sottotitoli e revisione a cura di QTSS Sottotitoli e revisione a cura di QTSS Sottotitoli e revisione a cura di QTSS Sottotitoli e revisione a cura di QTSS Sottotitoli e revisione a cura di QTSS Sottotitoli e revisione a cura di QTSS Sottotitoli e revisione a cura di QTSS Oh, in fact I was standing here having a break Hear my nightmare she said Oh, oh, oh, oh, oh Leave them from my arms and place the night Oh, oh, oh, oh, oh Leave them from my arms Don't ever leave me, don't believe me Oh, oh, oh, oh, oh Leave them from my arms and place the night Oh, oh, oh, oh, oh La nostra, diciamo così, rappresentazione radiofonica dell'Odissea Adesso è il turno dei personaggi principali di questo meraviglioso racconto che si dividono tra esseri umani, divinità, addirittura creature fantastiche e sovrannaturali Adesso è il turno di Tommaso che ci ripresenta Dal punto di vista narrativo, l'Odissea può essere considerata una prosecuzione dell'Illiede sotto diversi aspetti Innanzitutto, il protagonista del poema è uno dei guerrieri greci che hanno lungamente assediato Troia Nel corso della narrazione fanno inoltre la loro apparizione personaggi dello schieramento Hachio che hanno partecipato alla guerra Come Menelao, re di Sparta e Nestrone re di Pilo, dai quali Telemaco viene informato della morte di Achille e quella di Agamennone Le divinità, come nell'Illiede, prendono attivamente parte alle vicende umane Oltre a quelle che già conosciamo, nuove figure popolano il poema Tra esse ci sono popolazioni dalle strane usanze che vivono in luoghi remoti e creature magiche e mostruose che condizionano le sorti del villaggio dell'eroe greco Ecco una breve presentazione dei principali protagonisti del poema Infatti adesso comincieremo ad analizzare soprattutto i personaggi umani Sono padre di Nausicaa, accolgo il seo dopo il naufrago e l'ho aiuto per il ritorno a Etacaa Io sono antinomo, sono il capo dei procci e sono il più insistente e odioso tra i pretendenti di Peneulope Sono attento alla vita di Telemaco, sfido l'Odisseo e per questo sono il primo a essere ucciso Io sono Euryclea, schiava di Laerte e nutrici di Odisseo Quando l'eroe torna a Etacaa con l'aspetto di un mendicante, io lo riconosco a causa di una cicatrice sul ginocchio che si è procurato da giovane Io sono Nausicaa, sono la figlia di Accinò, dopo il naufrago nella terra dei Feaci, sono la prima a soccorrere Odisseo da cui sono rimasta affascinata Io sono Laerte, il padre di Odisseo, durante l'assenza di mio figlio mi ritiro in campagna dove ho trascorso una triste vecchiaia A ritorno di Odisseo, la Dea Atena mi ringiovanisce per consentirgli di aiutare mio figlio e fronteggiare i genitori dei procci uccidi Io sono il protagonista Odisseo e sono il protagonista assoluto del poema Ereli d'Itaca Sono figlio di Laerte e Anticlea e marito di Peneloque, da cui ho il figlio Telemago Lascio la mia famiglia perseguire l'esercito di Agamemone nella spedizione contro Troia, affronto a situazioni più difficili e complesse con prudenza, astuzia, saggezza e vigilezza Io sono Peneloque, figlia di Cario e moglie di Odisseo, simboleggio la fedeltà coniugale Per rinviare le nuove nozze venute dai procci, assermo che sceglierò il marito da aver terminato la tessitura del lenzuolo funebre per Laerte, ma di notte di suo lavoro portato avanti durante il giorno Io sono Telemago e sono il figlio di Odisseo e Peneloque. Nei primi quattro canti del poema, io racconto il mio viaggio alla ricerca di mio padre, che successivamente mi aiuterà a compiere la mia uniccia Divinità maggiori Le divinità favorevoli a Odisseo sono Athena, dea della saggezza e della guerra, che lo protegge per la sua intelligenza Zeus, Hermes, Hermes e Eolo, dio dei venti, che dona all'eroe un'otre in cui racchiude i venti di tempesta per consentirli di tornare presto a Itaca Il principale nemico di Odisseo è Poseidone, che lo odia perché ha accettato il suo figlio il ciclope Polifemo All'interno dell'Odissea però ci sono anche delle creature incredibilmente grandi, sovrannaturali oppure magiche o mostruose e adesso arriva la loro carrellata Io sono Calypso, una nympha che vive nell'isola di Odigia. Dopo il mio affragio, accolgo Odisseo e lo trattengo per sette anni, promettendo di l'immortalità se resterà con me per sempre Io sono Circe e sono la figlia del Dio del Sole e della nympha Perseide, odiate secondo le varianze del mito. Sono una maga che abita nell'isola di Ea Trasformo i maiali alcuni compagni di Odisseo, ma non lui esiste al mio infantesimo, ma tra l'aiuto di Hermes Io sono Polifeno, figlio di Poseidone e Nettoso. Sono un ciclope, cioè un girante con un solo occhio. Ho imprigionato nella mia grotta Odisseo e alcuni uomini, ma l'eroe mi acceca e si cilvira con l'assunzione Io sono Scilla e sono un mostro marino generato da Poseidone. Vivo sulle sponde opposte dello stretto di Messina e attacco i naviganti. Io abito in una caverna sulla costa della Calabria e un ullo come un cane. Ho 12 zampe e 6 teste poggiate su colli lunghissimi, con quali io catturo le mie prede Carid di vive sulla costa della Sicilia e per 3 volte al giorno assorbe l'acqua del mare per vomitare risucchiando le navi del paesaggio. Quando le navi di Odisseo si avvicinano troppo alle caverne di Scilla, il mostro afferra e divora 6 dei suoi compagni Noi siamo le Sirene. Siamo figlie del fiume Achelo e della musa Melpomene. Abbiamo testa di donna e corpo di eccello. Abitiamo isolotti rocciosi e con i nostri canti attiriamo i marinai, spingendoli a gettarsi in mare Per ascoltare la nostra voce senza subirle il male piccio, Odisseo tappa con la cera le orecchie dei suoi uomini, poi si fa legare all'albero della nave Ebbene, adesso, prima di affrontare le tappe di questo meraviglioso viaggio, ascoltiamoci un nuovo brano musicale che spero aiuti, insieme a tutti i miei alunni, le vostre orecchie Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org La città di Odissea Bentornati qui su Radio Out Cibila Radio degli ragazzi dell'Istituto Comprensivo di Chiuduno Bolire Sempre con la prima C, sempre con l'Odissea e sempre con la sottoscritta Simonetta Brevi che ha il piacere di essere l'insegnante di questa classe Siamo ormai addirittura ad arrivo e a questo punto con i miei alunni affronteremo le tappe di questo meraviglioso viaggio Vi ho detto, uso proprio il termine meraviglioso perché deve suscitare negli ascoltatori proprio la meraviglia, il piacere di nuove conoscenze E speriamo davvero che questi nostri incontri, che sono partiti con l'Iliade che continueranno adesso con l'Odissea e poi si concluderanno con l'Eneide Permettano a voi di ricordare quello che avete studiato magari negli anni scorsi ma soprattutto che vi facciano avvicinare alla letteratura classica Bene, adesso cedo la parola di nuovo ai miei alunni Nella Grecia Antica la narrazione dell'avventura affrontata da un eroe nel suo viaggio di ritorno verso casa era molto diffusa e attraverso questi racconti gli aedi mescolando fantasia e realtà distruivano chi li ascoltava sulle caratteristiche dei nuovi ignoti e lontani Secondo il mito, l'Odisseo sarebbe stato l'ultimo degli eroi di Troia a ritornare in patria dopo la distruzione della città, il suo è il viaggio più lungo e avventuroso Il poema inizia dieci anni dopo la fine di Troia, tutti gli altri eroi sono tornati in patria oppure sono morti Sull'Odisseo ancora era tenuto lontano da Ittaka a causa dell'ostilità di Poseidone, dio del mare, perché gli ha cicato il figlio, l'uciclone Polifemo Per questo motivo, l'Odisseo dovrà affrontare terribili vicissimitudini Nel primo canto dell'Odisseo c'è poi un altro viaggio, quello di Telemachia, che da Ittaka dove aveva tentato di contrastare i proci parte alla ricerca di notizie del padre Mentre quest'ultimo è prigioniero dalla nufa Calypso, in un'isola bellissima o gigia, ai confini del mondo conosciuto Tra realtà storica e fantasia, poiché il poema è caratterizzato da un forte realismo descrittivo, è possibile ricavare dal racconto dei viaggi del protagonista informazioni attendibili su usi, costumi e istituzioni politiche della Grecia antica Il modo in cui è governata Ittaka, per esempio, si fa capire che in quell'epoca molte città greche sono monarchie in cui il re è affiancato da un'assemblea popolare e che il potere non è ereditario, altrimenti, una volta divenuto adulto telemaco, avrebbe preso il posto di suo padre ma si fonda sulla forza e sulla capacità di controllare gli avversari, che nell'Odissea sono i proci, i nobili pretendenti di Penelope Anche l'itinerario dal viaggio di Odissea offre interessanti spunti di riflessione L'euro è parte dal base minore e tocca le coste di molte zone del Mar Mediterraneo, luogo che a partire dall'VIII secolo i greci cominciano effettivamente a esplorare a causa dell'aridità e della mancanza di risorse della loro regione, fondando numerose colonie, tra cui quale della Magna Grecia nell'Italia meridionale Per questo motivo possiamo considerare i territori visitati da Odisseo spazi reali e immaginari allo stesso tempo reali perché richiamano indirettamente le esperienze che il popolo greco divenque agli anni, immaginari perché non sempre corrispondono a luoghi effettivamente esistenti dall'aumento che nelle descrizioni conquiscono elementi che sono anche frutto di fantasiosi racconti dei marinai tornati pari Ed ecco a voi un altro brano con cui dilettarvi nell'attesa di poter ascoltare l'ultima parte del nostro racconto. Buon ascolto! Poi non potete uscire e andare perché nessuno può capire un porto Se non sapessi il mare e che cos'è la casa non ritornerei con le nuvole sogno di andar via Dai palazzi di vergogna, dalle strade di ipocrisia Amore, un'isola prima o poi ti darò Per ogni lacrima che per me verserai Sulla tela dei suoni tuoi Campiera Campiera Campiera Lo cambierà Come un fiore dentro puro Vive l'anima che in me Cerca quello che non ha nuvole alberi noi Campiera Io ti tendo le mie mani dove sono le mani tue Il canto dell'anore ritormenta e chiede di te ma un animale nel mio cuore ha deciso la via per me Per non tornare più Campiera Campiera Campiera Campiera Campiera Come un fiore dentro puro Vive l'anima che in me Cerca quello che non ha nuvole alberi Campiera Campiera Campiera Campiera Campiera Come un fiore dentro puro Vive l'anima che in me Cerca quello che non ha nuvole alberi Campiera Campiera Ed ecco in dettaglio le tappe del viaggio di Ulisse Mentre nell'unione di tutta la vicenda si svolge nel territorio del buono la città di Troia, le avventure di Ulisseo si sviluppano in tutto il medite avanti. Ecco la mappa degli spostamenti di Troia. Tra parentesi trovi indicazioni del tuo nome e del tuo avviso di Ulisseo. Troia, Ulisseo, in Turchia. Alla fine della guerra Ulisseo parte da Troia con i compagni diretto a Itaka. Terra dei ciclopi. Traccia, combatte con i ciclopi e perde alcuni compagni. Terra dei rotofagi, costo del nord Africa, probabilmente in Isia. Giunge dai rotofagi, rimanentatori di Lotto, un popolo che si nuge di una piatta che fa perdere la memoria. Terra dei ciclopi. Italia meridionale, probabilmente Sicilia e Campania. Aproda nella terra dei ciclopi che sono giganti con un solo occhio, dove è bloccato nella sua caverna da polifemo che divora alcuni compagni. Liberato sicco in l'astuzia dopo aver accecato il ciclope, suscita le ire del dio Poseidone, che per vendetta ostacola il suo ritorno a Itaka. Terra di Eolo, isole Eoli. Sbarca nell'isola di Eolo dove il re dei venti gli dona un'opera in cui la chiude il vento di tempesta, ma i compagni lo aggono facendo nuovamente allontanare nel navo di Itaka. Terra dei lestrigoni, forse sardegna. Giunge nella terra dei lestrigoni giganti cannibali che lo attaccano distruggendo tutte le natture che tranne quali ti disseo. Isola Ea, ciccio nel Lazio. Aproda nella terra di Circe, una maga che dopo aver trasformato i suoi uomini in bestie lo trattiene presto di sé per un anno. Prima di ripartire scende nell'ade per conoscere il suo destino. Isola delle Sirene, costa della Campania. Allegato all'albero della nave, ascolta senza pericoli il canto delle sirene che attiro i marinari sulla loro isola e poi gli uccidono. Cella nei ferizi, stretto di marcino. Usse a fatica a scelta i ferizi due mostri che ci contesano sullo stretto di marcino attaccando i naviganti. Sopravvive solo Disseo che prosegue il viaggio. Isola di Ogigia, probabilmente ceuta di fronte allo stretto di Gibilterra. Una offerga nell'isola di Ogigia dove la ninfa Calypso lo trattiene per circa sette anni finché Hermes, per ordine di Zeus, non le impone di lasciarlo impartire. Isola di Scheria, probabilmente Corfu in Grecia. Odisseo arriva su una zattera alla terra dei Feaci dove il re Alcino, ascoltato il racconto delle sue sventure, lo fa accompagnare a Itaca. Dopo vent'anni ritorna in Pagia, cui affrontarci di procci e eroganti pretendenti alla mano di Pene Europea e altri unquegiti. Benissimo, e resto prima di salutarci un altro brano che vi auguriamo vi piaccia. Buon ascolto, a dopo. Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org La verità è il del giorno ormai Se una via nelle mie mani non mi tradirà C'è un mondo che mi attirà già in questa zucca Io non so se il pazzo sono io o se tu che rimani qua L'accontano che le stelle già parlano di noi E che l'anima mia è vicina così non l'ha vista mai Andare, far andare via Andare, far andare via All'origine di noi dove gli astri tramontano e non c'è gravità Andare, far andare via Non è solo una pazzia se io chiedo di vivere al nuovo che c'è in me Sarà dove sarà ma ci sarà Se questa fantasia è la verità Se qui l'onda Se qui l'onda Se qui l'onda Qualunque sia la verità va a muoverne ormai Dal dei lati all'orizzonte li cosa mai finisce della Lunari a bonire nel canice blu dell'immensità Che disegnano le dolcissime possibilità Andare, far andare via Io non cerco una città ma il confronto di un'anima con la sua libertà Andare, andare andare andare andare via Dove non ti perdi mai e sostienano al vivere i grandi sogni miei Andare, far andare via Andare, far andare via Andare, far andare via Andare, far andare via Ed eccoci qui finalmente Chiudiamo questa nostra trasmissione che speriamo vi sia piaciuta Dedicata all'Odissea e alle vicestitudini del Midi-Colisse Un carissimo saluto dalla Prima C Ciao Da me, brevi Simonetta che sono loro insegnante E soprattutto speriamo di rivederci, anzi scusateci, di risentirci presto Su Radio Auto CB, la radio dell'Istituto Comprensivo di Chiuduno Bolgare Grazie per essere stati con noi, grazie per la vostra attenzione E alle prossime avventure Grazie Grazie Ho fatto un sogno lungo la mia strada Una lacrima non mi dissetterà Ma almeno i sogni vada come vada Non si piegano a nessuna volontà Ho sognato che la cosa più importante Non è chi sei ma quel che vuoi E la luna sembrava un diamante E tu dentro un mondo più libero Correvi con noi Ogni cuore batteva l'anima al canto E le voci formavano un coro soltanto Nell'aria, nell'aria gridava Noi siamo di noi Noi siamo di noi Noi siamo di noi Ogni cuore batteva con noi E le voci cantavano un coro Noi siamo di noi Ma un cavallo di legno sta viaggiando Presto arriverà dentro la città Ci deve essere una breccia In questo mondo certo ci sarà Nel ventre della terra ci sarà Nei cessi di stazione o sugli attali Tra i panni aquei e vicoli quaggiù Nel tuo cuore di ragazza Lungo la strada battuta dal vento Qualche notte mi sembra di udire quel canto Nell'aria, nell'aria che grida Noi siamo di noi Noi siamo di noi Noi siamo di noi Ogni cuore batteva con noi E le voci formavano un coro soltanto Ogni cuore batteva con noi Ogni cuore batteva con noi Ogni cuore batteva con noi Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org
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