Radio Out CB La radio dei ragazzi dell’Istituto Comprensivo chiudono Bolgare Buongiorno, buongiorno sono la professore Stalani e benvenuti a Radio Out. Buongiorno, buongiorno sono la professore Stalani e benvenuti a Radio Out CB, la radio dell’Istituto Comprensivo di chiudono dei ragazzi e delle ragazze, degli studenti e delle studentesse, la secondaria di primo grado di chiudono. Siamo a un’altra puntata della podcast lezioni fuori dalle mura con la terza C e a partire da oggi inizieremo proprio una serie di puntate di trasmissioni depicati alla letteratura e alla storia, perché nonostante siano due discipline separate, vanno sempre a bracciattone perché non si può fare letteratura senza una contextualizzazione storica e non si può fare storia senza fare un incendimento liberale. E quindi cosa faremo? Inizieremo proprio un po’ a trattare argomenti di storia e di letteratura ma a partire dal primo anno, quindi dalla prima media. E faremo quindi tutto un percorso, un viaggio attraverso la storia e la letteratura per far capire come le due discipline, le due materie, vanno a bracciattone. Allora, bisogna, la prima cosa che bisogna dire è che comunque l’istoria, la prima cosa che insegniamo ai nostri ragazzi in prima media è la linea del tempo. Quindi insegniamo loro a contextualizzare, a stabilire qual è il periodo storico che stiamo affrontando e quindi anche qual è il periodo storico che affrontiamo facendo gli autori di letteratura. Questo primo periodo storico di cui adesso andremo a delineare la linea del tempo è l’alto medioevo, quindi parliamo del medioevo di viso in alto medioevo, basso medioevo. L’alto medioevo che caratterizzato da alcuni aspetti fondamentali come l’invasione barbate, l’espansione eslamica e il feudalismo. Quindi iniziavo a dare la parola ai ragazzi e ascoltatevi con una attenzione perché vi diranno, vi garanno delle informazioni portati. 410, sacco di Roma. Ok, Ilias, cosa è successo nel sacco di Roma? Allora, nel 410 avvenne i popoli dei barbari penetrarono i confini dell’impero romano d’Occidente e i visigoti di Alarico giungono fino a Roma e la saccheggiano. Benissimo, appunto, sacco di Roma. 476, cadere in peroro romano d’Occidente. Sergio, cosa è caduta una data importantissima, fondamentale? Il condottiero Barbaro Odoacre depone l’ultimo imperatore romano, un rovolo a gustolo e si fa proclamare re delle genti, cioè dei popoli barbari. Per le storici finisce 있는데요 e inizia il Medioevo. Finisceiendete l’antica e inizia il Medioevo. 570, ma c’è un momento. E’ igualito. Un momento, in Arapa, Mohammad è profet di una mavera regione, L’Islam, che adora un solo dio, Allah, la Mecca, diventata città santa per il Musulmà. Ecco, anche qui, una parte storica importantissima per noi, che non solo richiesce le nostre conoscenze, in quanto noi cattolici cristiani. Veniamo a conoscenza di un mondo che adesso ci sta diventando sempre più familiare, visto ai nostri amici, i nostri studenti con genitori arabi, promienti da paesi arabi, mamma di in Italia e di religioni insomma. 630 gli arabi si espagnano? Momi. Allora, nel 630 le conquiste islamiche abbracciano Medio Oriente, parte dell’Asia, il nord dell’Africa, parte dell’Italia meridionale e la Spagna, formando un grande impero. Si diffondono in Asia e in Europa, la cultura e l’arte araba. La cultura e l’arte araba spesso e con i tienti, dico ai ragazzi. Ok ragazzi, non dobbiamo scrivere questo numero, il numero romano, ma il numero arabo e loro mi guardano? Come il numero arabo però? Eh ragazzi, i numeri che le hanno portati gli arabi e grazie alla loro invasione ci hanno portati i numeri. Ora, prima di andare avanti, Alberto, ci puoi dire cosa successe con l’invasione barbari, il periodo 166-476 a.C. Le ingasioni barbari, in basso, sinistra? I rumani? I rumani chiamavano barbari tutti i popoli che abitavano nel territorio selvaggio, compreso il mar ed il nord ed il mar nero. I più numerosi erano Angi, Sassoni, Franckli, Alamani, Vandali, Visigoti e Ostrogoti. Le popolazioni erano divisi in tribù e avevano abitudini semi-nomadi. Semi-nomadi? Vivevano di pastorizia e di caccia, questo vuol dire semi-nomadi, quindi dovevano spostarsi, ma soprattutto di impusioni e rabidami. Erano per tanto popoli guerriere e l’Ororè era un capo militare scelto per le suabilità in battaglia. Alla morte di Pipino, il breve Carlo della famiglia dei Carolini diventa, Carolini diventa nel 769, re dei Franckli capo militare, che era da Ardimento, in un fonte eserso che comanda in una serie di forti, un’accompaglia militare, mettendo molti piccoli popoli del loro popolo. Ok, fermo un attimo. Aiuta poi il Papa contro Lungubar del disconfigge, così nell’anno 800 il Pao Allonnetezzo, in corona Carlo, in San Pietro, imperatore dei Romani. Nei suoi domini la revisione di Cristiana diventa obbligatoria. 962 nasce il San Pietromanio in Berosermani qui. Dalia. Ottori re di Sassoni esconfinge i veri e diventa re d’Italia. Nel 961 il Papa Giovanni XIII, lo incorone imperatore del sacro romano, impero di Romano. Benissimo, allora, Ansa preparati perché adesso tu mi dovrai leggere, tipico proprio di questo periodo, il bassallaggio feudale che cos’è? Per governare un impero per il vasto, Carlo Panchio si circonde dei bassanti, uomini fedeli a cui assegna terre e possedimenti. Il vastallo giurava con la mano sul Vangelo fedeltà incondizionata al Signore e riceveva in cambio il beneficio, cioè protezione giustizia e un possedimento terriero per mantenersi. Carlo Magno aveva sabitito che alla morte del vastallo il feudo tornasse di proprietà del sovravo, ma ben presto i feudatori, feudatali, ottengono di poter lasciare possedimenti i titoli in eredità al primo genito Maschio, così alcune famiglie diventano sempre più potenti e ricche e le loro abitazioni si trasformono in enormi castelli fortificati che ospitano centinaia di soldati e di serve e artigiane. Arlin a un certo punto amsa il letto, enormi castelli, e cos’è il castello? E vediamo anche l’immagine che in radio non si può vedere, dimmi tu bene. A partire dal danno secolo sovravo in Europa migliaia di castelli, da prima si ha vincitore il legno in pietra, poi costruzioni sempre per un massiccio. Ok, vi posso fare una domanda, ma in prima media non siete andati in gita a visitare un castello? Sì, assomgino. Assomgino. Che si ricorda in particolare, in qualcosa di particolare, in una particolare canna? Una rocca forte. Preanza degli azzarri a moce non sentono? Era una rocca forte. Una rocca forte, ok. Aveva il ponte elevatoio, era abbassato, era quello grande, per più o meno ho visto due. Era quello grande, ma vi è stato detto dalla cuida che vi è stato girato un film, una parte di film? Sì, avevamo ancora visto. E avevamo anche visto il film, ricordate, le di corpo. Ricordate? Sì. Ecco, quindi bellissimi castelli, l’Italia è una terra piena di castelli, considerate fortificazioni, quindi abbiamo parlato dell’alto medioevo. Adesso ci lasciamo un pochino a una pausa musicale, così ci li organizziamo e andiamo avanti con il nostro lavoro. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. E così vi ritorno. Abbiamo quindi in certo modo scansenato l’alto medioevo con le date più importanti, degli eventi più importanti. E adesso ci si fermiamo un attimo perché ci concentriamo su una cosa particolare. È vero? Ovvero faremo o meglio faranno, ragazzi, un intervista. Ci saranno interviste per un giornalista importante, un certo Michele Denny, che intervisterà un personaggio… anzi no, no. Michele Denny personerà un giorno di tutto. Un grande personaggio storico e non voglio sfoglierare, ok? E i sei compagni lo intervisteranno, quindi Michele non aspetta veramente un atto di recitazione, non è un’uniferente, ricorda di chi è stato. Però prima di iniziare, fammina, col piacere, puoi leggere? Leva le invasioni barbariche. I Romani chiamarono barbari tutti i popoli che abitavano il territorio selvaggio, compreso fra il mare del nord e il mare nero. I più numerosi erano gli altri sassoni, i franchi, gli alamanni, i vandali, i visigoti e gli ostrogoti. Ok, quindi, barbari. La parola nell’accezione barbaro dovrebbe significare cattivo, rosso e cattivo, perché venivano chiamati barbari, perché parlavano una lingua diversa all’atino e quindi erano incomprensibili e anche un po’ rosso, perché vestivano poco a poco. Ecco. Non avevano alcuni di loro, alcuni di questi barbabi, non avevano una lingua scritta, non avevano degli usi dei costumi un po’ diverso, comunque, di vero, ma non avevano tanto diverso dal vero di dei Romani, per tanto, quindi, non vesti un po’ in maniera, per volete, di resa. E allora veniamo a conoscerci di un personaggio che veramente ha fatto la storia e che in certo al modo ha fatto anche la nostra storia. Attila, l’ultimo imputente si prende in lui. Un soprano minato, lo del video dei Romani, per la ferocia con chi è tapua e combattere il mondo. Attila, come era la tua vita prima della guerra? La mia vita prima della guerra era fatta di movimento e di piappia, ero giovane e correvo senza sostanza nella pannogna, dove il cielo sembrava non finire mai, non conosceva la paura e sentivo che il mondo era aperto davanti a me, come la promesso. Che ruolo aveva il cavallo nella tua vita? Il cavallo era più di un compagno, era parte di me. Rughe era veroci come il vento e sapeva ascoltare e portarmi avunque. Con lui ero libero e parlargli non era una abitudine, ma una necessità profunda. Perché desideravi tanto combattere? Desideravo combattere perché la guerra dava senso alla vita. Sapevo che la vittoria non dura, ma la guerra eterna, e forma gli uomini. Combattere significa esistere davvero. Cosa provavi mentre vorrei viversi alla battaglia? Provavo una libertà assoluta, i miei pensieri erano tempestosi e chiari allo stesso tempo, in quei momenti sentivo di essere invincibile. Avevi paura della morte? No, non avevo paura. Al galoppo nella pianura, con il ventradosso, la morte non esistono. A questo punto, lui c’ha un po’ descritto, c’ha un po’ paglato un po’ di sede il suo cavallo, di questo spirito combattivo che lo caratterizzava. Ma le domande non sono finite, perché noi siamo curiosi, vogliamo sapere altro di Attila. Ok, Attila, sei pronto per altre domande? Certamente. Ok, allora, Daldè, prego. Allora, cosa pensavi dei Romani prima di incontrarli? Da un bino avevo imparato a temerli e a disprezzarli. Mi dicevano che erano fili, crudeli e sporchi, incapaci di capire l’innocenza e la libertà, come definivano i barbari. E perché Roma ti affascinava così tanto? Roma era la città lontana e potente che non avevo mai visto. Il solo pensiero di lei mi ossessionava, perché rappresentava ciò a me in i gnoto. Come hai vissuto, fatta di essere mandato con ostaggio? Sapevo che era il mio alessino. Andare a Roma significava embarare la loro lingua, ma la loro vita e capire finalmente cosa fossero le cose e le porte. Ti sentivi diverso dagli altri ragazzi? Sì, perché ero figlio di un potente e sentivo il preso dell’aspetto attivo. Dovevo dimostrare di essere all’altezza. Cosa cercavi davvero andando a Roma? Cercavo di capire il mondo degli uomini, anche quello che disprezzavo. Oh, quindi abbiamo capito che Roma era una tua fissazione. Ok? E perché Roma caput mundi è stata, cioè alla sommità del mondo creando questo grande impero. E quindi facevamo vola un po’ a tutti, no? E quindi anche a te, attila faceva vola. Vediamo un po’ come procede l’intervista. Viviamo cosa altro possiamo scoprire di te. Prego, Gabrielle. Attila, che importanza avevano i segni e gli amuletti per te? Gli amuletti erano una protezione e un legame con il cielo. L’acquilla di Bronzia mi ricordava che non ero solo. Che tipo di infanzia hai avuto? Un’infanzia in continuo movimento, non con abbi altro, che il viaggio e la migrazione. Cosa ti insegnavano, tuo madre e tuo zia? Mi insegnavano che nessuna terra ci apparteneva e che fermarsi trappò all’unno vero di mentare sedentari significava indemolirsi. Attila, ti sentivi legato a un luogo? No, il mio unico legame era con il cammino. Cosa significava combattere per il tuo popolo? Cobattere era per difendere la nostra identità, il nostro modo di vivere e le nostre culture. Ecco, è venuto fuori da questa intervista che gli uni con Attila e non solo, ma anche gli altri popoli barbelli erano soprattutto nomadi, non nomavano sta fermi. E questo perché? Forse spinti dalla curiosità, dalla conoscenza, oltre che dalla ricerca del cibo. E quindi in un certo modo il loro spirito era completamente diverso da quello che invece è un popolo nomade. Ok? Prego Attila, vuole viaggiungere qualcosa? Diciamo che era come uno di sé infinita. Uno di sé è un villino, un viaggio infinito, è vero. E andiamo avanti con l’essua domanda perché Attila ci fa curiosità. Eee, Keryne, prego. Come devi, come devo vedere, che lavora il lavoro della terra? Li vedevo come schiavi della terra, incapaci di libertà. Vivano per noi senza rendersi ne punti. Che calore aveva il lavoro per il tuo popolo? Noi non amavamo lavorare dalla terra, ci piaceva il lavoro degli altri e prendeva con ciò che ci serviva. Cosa provava a ascoltare dei racconti sul mare? Il mare mi affascinava e allo stesso tempo spaventava, perché era inmenso e sconosciuto. A che età ti sentiresi un uomo? A 14 anni, quando ero pronto a dimostrare il mio valore. Come ti aspettavi di essere trattata a Roma? Mi aspettavo violenza e un’inlezione, invece fui trattato con rispetto, risolvabilmente con pertinore. Attila, sei stato trattato con rispetto e possibili per timore, non per altro. Hai portato rispetto ai romani? Poi si dicono. Si, saccheggiandolo? Giardo, è un modo di rispetto per Roma. È un modo di rispetto anche quello, se tu lo vegi così, mi dubbi. Ma la nostra polosità va oltre, vero Emily? Attila, dimmi un po’ Roma ti ha cambiato più o meno? Si, perché anche lì sono cresciuto e ho visto un mondo diverso dal mio. E hai mai avuto paura? Si, per la prima volta nella mia vita davanti a qualcosa che non capivo. Invece, cosa ti colpivo dei romani? Il loro ordine e la loro obbliodienza alle leggi che mi sembravano follia. Quindi ti sentivi superiore a loro? Mi sentivo libero, rispetto a loro, che erano previsionieri delle città e delle leggi dell’impera loro. E cosa pensavi della loro vita? Li vedevi infelici, rozi e chiuso in un loro regolo. Ok, mi è piaciuta questa cosa perché ha messo a confronto Attila il fatto che tu senti spirito libero, uni, spirito libero, e i romani non chiusi dentro regole, regole, leggi. È bellissima questa cosa. Attila, tu ti sentivi uno spirito libero, ma quando sei andata a Roma hai continuato a sentirti così. O ti sei sentito costretto anche tu? Io rimanevo delle mie idee, però al metto che vedendo i romani trattarmi così mi sono un po’ abituato a loro, anche se poi gli ho saccheggiati comunque. Ok, l’ultima parte dell’intervista. Vediamo cosa altro ci dice Attila e poi ci salutiamo. Attila, cosa ti colpiti più della città? I palazzi altissimi e il cielo spezzato, così diverso dalla pianura aperta. In cosa Roma era diversa dal tuo mondo? Tutto aveva un prezzo, poteva essere comprato o venduto, a differenza di noi barbari che si avevamo ancora al baratto. Ti sentivi libro a Roma? No, la libertà non vive nelle mura, ma nello spazio aperto. Cosa pensavi dalle leggi romani? Lo vedevo come catene invisibili che imprigionavano gli uomini. Come pensavi che il mondo ti avrebbe ricordato? Mi avrebbero ricordato come un liberatore, anche se non ero del tutto certo. Invece mi ricordano come un condottiero temembile. Temembile. E’ stata veramente una bella intervista. Grazie Attila, grazie per essere ti, messo a disposizione dei tuoi compagni. Ovvio che noi non ci fermemmo qui. Ci saranno altri intervisti ed altri personaggi importanti. E quindi vogliamo un attimo smuovere la vostra curiosità non abbandonatici. Aspettate alla prossima puntata di lezione fuori dalle mura con la classe 3C. Io sono la Prof. Lanni con il professor Escappato alla Regia. Vi salutiamo, diamo appuntamento alla prossima volta. Siamo sul Radio AutoCB, la radio degli studenti e delle studentesse della scuola secondale di primo grado di Chioduno. Saludate con calma, ragazzi. Ciao! Era falce regina del pianto, re del giunni, facello di Tio. Dice lui, non è il mio momento, lei risponde, si fa a domino. Voleranno una quella un falco, lo opteranno all’alba per noi. Si vedrà chi vola più in alto se il mio falco vince di a roo. All’orizzonte fuochi di guerra, lei dice, amico, dimmi di te. Cosa ti manca ormai sulla terra, perché non vuoi venire con me? Posso portarti via nel tempo, adesso è il trimondi che non sai. Strapa il mantello che mi cancella, io sono bella, la compagna per te. Lui dice, donna nelle tue ombre, nel tuo castello oro non c’è. Io ti conosco quasi da sempre e non c’è sangue dentro di te. Non voglio entrare al lato a corte, nel tuo giardino degli eroi. Decideranno la quila al falco, tu puoi falciarmi. Ma non ti amero mai. Stanno volando la quila al falco, via nel vento sempre di su, vola in alto, vola più in alto, fianco a fianco sempre di più. Prendi il tempo da fare. Stanno volando la quila al falco, via nel vento sempre di su, vola più in alto, fianco a fianco sempre di su, vola più in alto, fianco a fianco sempre di su, Stanno tornando, laquila il falco e nessun vento lì separò Come fratelli volano accanto e la prima stella brilla da un po’ La donna dice sorridendo, nessuno ha vinto tra di noi Male promesse, io le mantengo, prendi altro tempo Tanto sai che ti avrò Lui dice, donna l’une serpente non cresce erpa dietro di me Ma sono il padre della mia gente, ho il cuore rosso, il sesso di un re Non voglio perdermi in battaglia, ne perveleno care stia Ma fra le bracce, vultino di donna, l’ultima donna E morire per lei Vola in alto, vola più in alto, dalla steppa ai ghiacci del no Vola in alto, vola più in alto, presto a darti di rivedo Vola in alto, vola più in alto, ogni donna al modo tu avrai Tanto in fondo all’ultimo assalto, ecco me che tu ti ne avrai Radio Out C.B. La radio dei ragazzi dell’Istituto Comprehensivo chiudono Bolgare
17 Aprile, 2026
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